Un viaggio nel passato

12 marzo 2019
Un viaggio nel passato

di Gianfranco Dri



Gianfranco Dri esercita la professione di geometra dal gennaio 1961, ed è attualmente ancora iscritto al Collegio dei Geometri di Udine. Con questo articolo ha voluto portare la sua esperienza di quasi 60 anni di lavoro, e nello specifico dei lavori di grande pregio che ha potuto seguire personalmente all’estero. La redazione ha accolto con grande piacere la disponibilità e l’esperienza del collega, non solo interessante, ma anche esemplare per chi si affaccia alla professione.



Ogni cosa, nella vita di ciascuno, trae origine da un qualcosa che lo porta a ricordare il proprio vissuto e, nell’analisi dello stesso, cerca di comprende come mai altre persone non trovano più interesse ad intraprendere la mia, la nostra, professione che, per me, è stata colma di soddisfazioni, apprendimenti e conoscenze delle più svariate.

Tuttavia, ciò mi induce a riflettere sui dati ufficiali che portano ad una consistente riduzione degli iscritti degli ultimi due anni nel Collegio di Udine a cui appartengo, ma che rappresenta quasi una costante su tutto il territorio nazionale.

Ora, solo per fornire un assaggio di quanto sia stata, ma lo sia tutt’ora, l’importanza della nostra categoria nell’ambito della società in cui operiamo, ho ritenuto opportuno non prendere in considerazione la consistente operatività dei 57 anni da professionista su suolo nazionale, ma solamente quella avvenuta in diverse nazioni.

Ai giovani dico e suggerisco di osare, di operare in gruppo, di non aver timore e titubanza, di intraprendere questa professione che, seppur in un mondo completamente diverso da quello che mi ha visto principiante, senza esagerare, ha sicuramente contribuito a progettare una grandissima parte dell’esistente costruito sull’intero territorio nazionale.

Ora vi racconto com’è nata la curiosità, l’entusiasmo e la mia passione verso questa specifica attività, che nella mia mente si era materializzata nella parola, “casa” per la quale le persone sono disposte ad ogni e qualsiasi sacrificio pur di possederne una propria.

Tutte le vacanze estive, dei cinque anni allo ZANON (cosi allora si chiamava) le ho trascorse interamente in cantiere, a partire dal 1957 sino a dopo aver superato la matura del 1960 (nella mia sezione 5A, siamo usciti a Luglio solamente in 4 su 30).

Convinto di confrontarmi con quel mondo, il 25 gennaio del 1961, mi iscrivevo al Collegio di Udine, orgoglioso di ottenere il fatidico timbro e pronto ad iniziare il mio cammino professionale che ho subito intrapreso con piccolissimi interventi eppure entusiasta di cimentarmi con situazioni di ben altra dimensione.

Questo mi ha portato, appena diplomato ed ancor prima di avere l’abilitazione alla professione, a cercare di individuare un’impresa, importante e conosciuta che operasse nel campo ancora sconosciuto della industrializzazione edilizia. Meta raggiunta con un colloquio di sola mezz’ora e assunzione da un’impresa di Buja che da anni operava, in maniera consistente, in quel di Lignano.

Tale collaborazione iniziò nel novembre del 1960 per terminare nell’estate del 1967, periodo nel quale non ho mai trascurato la professione, dedicando alla stessa ogni momento libero: festivi, domeniche e tante e tante ore notturne.

Riconosco che la collaborazione con l’impresa ha arricchito le mie conoscenze nel campo della prefabbricazione, nella pianificazione dei lavori, nel calcolo e nelle analisi dei costi di cantiere, nella pianificazione dei tempi (considerato che nelle località balneari gli interventi iniziano appena terminata la stagione ma entro fine maggio l’opera deve essere consegnata, pena la perdita di una stagione di profitti). Soprattutto ho appreso la dimensione e la particolarità degli interventi edilizi se ed in quanto puoi, o devi, avere a disposizione ogni e qualsiasi tipo d’attrezzatura e mezzo d’opera fosse necessario al fine di raggiungere l’obiettivo nei tempi contrattuali.

Questa mia libera professione è iniziata nel lontano 1961 ed è proseguita, ininterrottamente, sino ad oggi, accumulando esperienze, anche se brevi, in Canton Ticino, Spagna del Sud, Africa centrale ed in Sud America, che mi hanno permesso di confrontarmi con altre realtà, popoli, culture, normative, formazioni e economie anche fortemente condizionate dalla latitudine.

Le esperienze extra nazionali, per ordine di tempo, sono:

1)   Una prima extra nazionale, nell’alto Canton Ticino, (CH) esattamente a Faido, località posta lungo la viabilità nazionale, stradale e ferroviaria, che partendo da Lugano si inoltra verso il S. Bernardo. Questa operazione immobiliare intrapresa, (1982-1984), da una società Italo-Svizzera, prevedeva larealizzazione di cinque palazzine ad 8 appartamenti ciascuna per le quali ho predisposto il piano della viabilità interna, la proposta di massima del progetto, l’assistenza con sopralluoghi mensili e la contabilità finale.





2)   A seguire, nella Spagna del Sud, esattamente ad Estepona, cittadina situata a circa una trentina di km da Gibilterra con un’operazione immobiliare condotta da una società Italo-Svizzera (1985-1986), iniziata con l’acquisto diretto da una banca nazionale spagnola, della struttura di un edificio multipiano esistente, che prevedeva tutte le opere di completamento per i 114 appartamenti ricavati nel volume dell’edificio in questione.

Il mio incarico ha compreso l’assistenza per l’individuazione dell’immobile ideale, poi acquistato, le procedure dell’appalto, l’assistenza periodica di una settimana al mese per un intero anno e la chiusura della contabilità dei costi di gestione dei lavori.

E’ stata un’esperienza oltremodo gratificante. Un esempio per tutti quando, si è presentata l’opportunità di dare la mia collaborazione ho affrontato l’argomento con disinvoltura, assolutamente convinto di dover operare in un paese sottosviluppato. Ma, con mia grande sorpresa, scoprii ben presto che erano assai più evoluti: catasto e Uffici statali in genere già in tempo reale, introduzione fabbricati con punti fiduciari, per gli impianti elettrici non si chiudeva una scatola senza l’ok dei tecnici comunali che controllavano le connessioni dei vari fili e le sezioni degli stessi ma, soprattutto un perfetto ed immediato controllo del territorio.





3)   Un terzo intervento extra continentale (giugno - ottobre del 1988), mi ha condotto nella città di Bata situata nel territorio continentale della Guinea Equatoriale. L’incarico assunto ha riguardato le opere di completamento di un edificio ricettivo, con ben 60 camere doppie oltre a vari altri locali complementari (ristorante – soggiorni – negozi - fitness – ecc.), ubicato in prossimità dell’Airport International.

L’incarico ha riguardato un primo sopralluogo per l’accertamento della consistenza dello stato dei luoghi, computo dettagliato delle opere da completare per rendere utilizzabile la struttura ricettiva. Era inoltre previsto, a seguito di visita al cantiere per i rilievi del caso, il controllo della contabilità finale e, a fine opere, l’accertamento dell’eseguito.





4)   Ulteriore incarico extra continentale, mi ha portato in URUGUAY nella nota località di Punta dell’Est. La mia partecipazione è iniziata con la presenza alle trattative per l’acquisto dell’immobile, (7 piani della struttura erano già stati realizzati); il progetto prevedeva il completamento dei restanti 12 piani della struttura con ricavati: al piano terra tutte le zone comuni e servizi collettivi, 7 appartamenti per ciascuno dei 18 piani per un totale di complessivi 126 appartamenti di diversa dimensione e distribuzione interna. Rientrato in Italia, sulla scorta dei grafici ed in base alle decisioni della nuova società proprietaria, ho predisposto un accurato computo estimativo che, tradotto in spagnolo, è stato sottoposto a tre imprese locali per l’assegnazione dell’appalto, “chiavi in mano”.

Nel successivo mese di marzo è seguito l’affidamento dell’appalto all’impresa prescelta, con l’inizio dei lavori di completamento entro il mese di maggio 1991 e la consegna, chiavi in mano, per il 31/12/1992.

Ulteriori mie presenze bimestrali, per il controllo delle opere, a partire dal mese di luglio dello stesso anno. Nel gennaio 1992, considerato il programma dei lavori, una prospettata crisi di mercato ed una pressante richiesta di cessione dell’intero edificio, la società proprietaria concludeva la vendita dell’intero edificio nello stato delle opere cui si sarebbe trovato alla data del 31/08/1992. La vendita si perfezionò regolarmente e il mio incarico professionale ebbe fine a tale data.




5)   L’ultima esperienza extra continentale, è avvenuta in Asuncion capitale del PARAGUAY con lo stesso gruppo di imprenditori dell’intervento in Uruguay. Tutto ha avuto inizio con la visita al cantiere già in piena operatività, ubicato tra l’altro in posizione dominante poiché si trova sul punto più alto di Asuncion ma ancor di più per l’altezza dell’edificio. Relativamente al metodo, ai tempi previsti per la consegna, alle caratteristiche architettoniche del progetto nonché per la discordanza palese dei costi che la società aveva programmato mi fu fatta una proposta di collaborazione continuativa per tutta la durata delle opere con l’impegno di visite periodiche valutative sulla qualità dell’eseguito, sul rispetto del cronoprogramma dei lavori, ma in modo particolare sul rispetto del piano economico che avrei predisposto e proposto.

Una volta rientrato in Italia, predisponevo i programmi, le relazioni e i documenti su cui ci eravamo lungamente confrontati e che avevamo analizzato in occasione dell’incontro avvenuto a Udine con il responsabile della società committente con il quale era convenuto che l’impresa doveva rispettare il cronoprogramma, le caratteristiche, i materiali e le finiture concordate. Tutto questo richiedeva miei sopralluoghi periodici, ogni due-tre mesi, per accertare di persona che quanto previsto rientrasse nella realtà.

Molteplici furono i confronti telefonici e/o a mezzo comunicazioni fax e diversi furono anche i sopralluoghi concordati riscontrando la bassa professionalità delle maestranze soprattutto rapportate all’importanze architettonica e dimensionale dell’opera ed ai criteri costruttivi locali.




Un esempio per tutti: la costruzione è stata praticamente costruita senza impalcature esterne, e con maestranze al lavoro con ai piedi l’infradito nonostante l’importante dall’altezza dell’edificio, ben 23 piani, al di sopra dei quali doveva essere eseguito una specie di pennone di calcestruzzo, sul quale fissare tutte le antenne del sistema di trasmissione dati dello stato (non realizzato a causa delle forti correnti d’aria). Tuttavia per una serie di circostanze sia locali, commerciali dell’impresa costruttrice, sia economiche della società e/o esterne alla stessa, le opere furono sospese alla fine del 1992. L’edificio fu completato da un’altra società che nel frattempo era divenuta proprietaria. Cosi il mio incarico si interruppe verso giugno del 1992 pur mantenendo in essere continui contatti con persone e realtà che ho avuto nell’occasione modo di conoscere.

Le realtà che mi hanno incuriosito di questo paese, sono la dimensione ed estensione (oltre 540mila kmq di superfice), una popolazione di poco meno di 6.550.000 abitanti di cui quasi oltre 2.500mila solo nella capitale. Ho osservato le vaste estensioni coltivate a soia, i grandi pascoli, e l’imponente diga di Iguasù sul fiume Paranà in cui sono operative 18 turbine aventi diametro di 7 metri. Ho visitato anche la parte dello stato verso l’equatore completamente deserta per la presenza di acqua salata nel sottosuolo. Ho visitato alcune cittadine sparse nel paese, ma soprattutto la capitale cresciuta in modo caotico e nello stesso tempo regolare dal punto di vista dell’urbanizzazione, avendo una caratteristica impostazione spagnola.