Lavoratori autonomi e imprese familiari nei cantieri edili 7/9

Inquadramento normativo, obblighi, forme operative irregolari e ipotesi di corretta aggregazione degli “imprenditori di se stessi”, ai fini di una corretta applicazione della normativa inerente la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro

11 giugno 2019
Lavoratori autonomi e imprese familiari nei cantieri edili 7/9

di Paolo Binutti

Editore:
CEFS - Comitato Paritetico Territoriale per l’edilizia della Provincia di Udine



La presenza dei lavoratori autonomi e delle imprese familiari nei cantieri sta animando da tempo un acceso dibattito sulle loro condizioni di regolarità in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ciò ha sviluppato più direttrici interpretative e portato alla edizione di numerose pubblicazioni, per molti aspetti coerenti, per altri un po’ contradditorie.
In effetti, costituire una cornice definitiva di riferimento in tema non è affatto semplice e stendere linee guida chiare richiede trattazione e competenza su argomenti trasversali che spaziano dal campo prettamente giuridico a quello delle tutele assicurative sul lavoro.
La pubblicazione che ho prodotto tenta quindi di riassumere, a uso e consumo dei colleghi di settore, i lavori svolti dagli autori e dalle istituzioni che meglio hanno rappresentato la condizione giuridica, le criticità e la soluzione delle anomalie riguardanti la presenza del lavoratore autonomo e del componente dell’impresa familiare nel cantiere temporaneo o mobile, integrando alcuni punti fermi della materia con approfondimenti personali.
Ai fini di una lettura graduale delle argomentazioni e per favorire le conseguenti considerazioni dei colleghi, il lavoro svolto viene pubblicato per capitoli, ripartendo i temi secondo spunti e conclusioni ovviamente omogenei.
Confido di aver fatto cosa buona.
geom. Paolo Binutti



Parte 7^
- L’impresa familiare: quando una impresa è inequivocabilmente familiare

Identificare una impresa familiare all’opera è un compito difficile, tuttavia, possiamo svolgere accertamenti che escludano in cantiere le sedicenti imprese familiari?
Qualcosa si può fare, con una serie di richieste ed attenzioni che investono l’esame dei rapporti fra i componenti e che sono almeno in parte sanciti da puntuale documentazione.
Operazione da effettuare in sede di accertamento della idoneità tecnica professionale, che ci aiuterà ad ammettere con maggior consapevolezza il soggetto esecutore e a dimostrare l’applicazione di una diligenza oltre la quale non ci è ammesso andare.



Quali sono i caratteri che rendono una impresa senz’altro familiare?

  • La configurazione di impresa familiare ha carattere residuale, atteso che sussiste soltanto quando le parti (titolare e familiari) non hanno inteso dar vita ad un diverso qualificato rapporto - Faq Min. del Lavoro del 29.11.2010; 

    L’impresa familiare, per intenderci, non può essere una s.n.c., una s.a.s, ecc., e non può prevedere il ricorso al lavoro subordinato dei collaboratori;
  • per I’esistenza di un’impresa familiare il Codice Civile non richiede la stipula di un atto notarile (contratto fra le parti, indispensabile per altre forme d’aggregazione societaria), posizione fra l’altro richiamata dallo stesso Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’Interpello 9 del 24.10.2013, in quanto considera sufficiente l’esercizio continuativo e coordinato dell’attività economica da parte del gruppo familiare, esercizio che deve risultare da fatti concludenti, cioè da comportamenti sintomatici di una tacita volontà in tal senso.

    Tenuto però conto che sul piano della applicabilità delle disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, e non solo, la trasparenza dei caratteri dell’imprenditore rappresenta un innegabile vantaggio, è corretto sottolineare che l’impresa si può qualificare senz’altro familiare se, oltre ai requisiti impliciti dell’art. 230-bis del Codice Civile:

    - è iscritta nel Registro delle Imprese della CCIAA come ditta individuale con collaboratori. Condizione che se isolata non risulta sufficiente: se così fosse ogni impresa con collaboratori familiari potrebbe a sua volta qualificarsi “familiare”, vanificando la necessità posta dal legislatore di far seguire nella citazione del collaboratore familiare l’inciso “ex art. 230-bis”;

    - è riconosciuta tale dal fisco ed è perciò costituita con un atto di tipo pubblico o con scrittura privata autenticata (atto di natura ricognitiva), con le generalità dei partecipanti ed i vincoli di parentela, sottoscritto dal titolare e da tutti i collaboratori familiari - ex art. 5 , comma 4, D.P.R. 917/1986. Si noti che la costituzione dell’impresa familiare sulla base di negozio rituale formalizzato mediante atto scritto, addossa l’onere della prova a colui che mette in dubbio la natura dell’impresa familiare contestando la mancata collaborazione, tenendo conto peraltro che lo stesso giudice non può disattendere il valore probatorio della scrittura succitata (si comprende quindi come la presenza dell’atto diventi un elemento importante anche dal punto di vista ispettivo);
  • fra i componenti e il titolare dell’impresa familiare il rapporto di lavoro è privo dei fattori che si riscontrano nel lavoro salariato, cioè:

    - subordinazione,
    - rispetto di un orario di lavoro,
    - diritto alla retribuzione;

  • i componenti sono parenti entro il 3° grado o affini entro il 2° grado col titolare;

  • I componenti sono soggetti a comunicazione per la denuncia nominativa degli assicurati all’INAIL ex art. 23 del dpr 1124/1965 e alla apertura della posizione previdenziale alla Gestione Speciale Artigiani INPS (in difetto, a seguito di attività ispettiva, a carico del titolare potrà essere erogata la sanzione maggiorata prevista per “lavoro nero”, con obbligo di assunzione a tempo indeterminato dei collaboratori e possibile sospensione della attività lavorativa ex art. 14 del T.U.);

  • al componente dell’impresa familiare spetta:

    - il mantenimento secondo le condizioni patrimoniali della famiglia;
    - la partecipazione agli utili dell’impresa (che vengono stabiliti di anno in anno in funzione del lavoro prestato) e dei beni acquistati con essi;
    - gli incrementi, anche in ordine all’avviamento, in proporzione alla qualità e quantità di lavoro prestato;
    - il potere di concorrere alle decisioni sull’impiego degli utili e degli incrementi, agli indirizzi produttivi e alla cessazione dell’impresa.

Va da sé infine, che ove i collaboratori dell’impresa familiare assumano le vesti di lavoratori (definizione art. 2, c.1 lett. a del TUSSL) con un vero e proprio rapporto di subordinazione, viene meno la prerogativa di impresa familiare e al titolare fanno capo tutti gli obblighi di un D.d.L. in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di trattamento assicurativo, previdenziale, ecc. dei subordinati - Faq Min. del Lavoro del 29.11.2010.

Un’ulteriore raccomandazione per Committenti (e i tecnici che li consigliano) che attiene alle scelte preliminari sull’applicazione del titolo IV del T.U., è la seguente.
Attenzione:
l’impresa familiare va conteggiata ai fini della nomina del Coordinatore per la Sicurezza!



Hanno collaborato:
Rag. Enrico Macor
Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro della provincia di Udine
Presidente della Commissione di Certificazione, Conciliazione e Arbitrato dei Consulenti del Lavoro della provincia di Udine

Dott.ssa Nadia Venchiarutti
Dottore Commercialista e Revisore legale
iscritta all’Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Udine

Ing. Angela Martina
Presidente del Comitato Paritetico Territoriale per l’Edilizia della provincia di Udine,
Presidente della Cassa Edile di Udine

Ha contribuito ad animare il dibattito e fornito spunti di riflessione sul tema:
Dott. Dino Toscani
Coordinatore dei tecnici della prevenzione della A.S.U.I. UD
Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine