Lavoratori autonomi e imprese familiari nei cantieri edili 3/9

Inquadramento normativo, obblighi, forme operative irregolari e ipotesi di corretta aggregazione degli “imprenditori di se stessi”, ai fini di una corretta applicazione della normativa inerente la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro

11 aprile 2019
Lavoratori autonomi e imprese familiari nei cantieri edili 3/9

di Paolo Binutti

Editore:
CEFS - Comitato Paritetico Territoriale per l’edilizia della Provincia di Udine



La presenza dei lavoratori autonomi e delle imprese familiari nei cantieri sta animando da tempo un acceso dibattito sulle loro condizioni di regolarità in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ciò ha sviluppato più direttrici interpretative e portato alla edizione di numerose pubblicazioni, per molti aspetti coerenti, per altri un po’ contradditorie.
In effetti, costituire una cornice definitiva di riferimento in tema non è affatto semplice e stendere linee guida chiare richiede trattazione e competenza su argomenti trasversali che spaziano dal campo prettamente giuridico a quello delle tutele assicurative sul lavoro.
La pubblicazione che ho prodotto tenta quindi di riassumere, a uso e consumo dei colleghi di settore, i lavori svolti dagli autori e dalle istituzioni che meglio hanno rappresentato la condizione giuridica, le criticità e la soluzione delle anomalie riguardanti la presenza del lavoratore autonomo e del componente dell’impresa familiare nel cantiere temporaneo o mobile, integrando alcuni punti fermi della materia con approfondimenti personali.
Ai fini di una lettura graduale delle argomentazioni e per favorire le conseguenti considerazioni dei colleghi, il lavoro svolto viene pubblicato per capitoli, ripartendo i temi secondo spunti e conclusioni ovviamente omogenei.
Confido di aver fatto cosa buona.
geom. Paolo Binutti


Parte 3^
- Il lavoratore autonomo: verifica di idoneità tecnico professionale e obblighi

Identificato il lavoratore autonomo nelle forme giuridiche comuni, continuiamo nell’analisi della figura rispetto ai dettami del T.U., con particolare riferimento all’accertamento della sua idoneità tecnico professionale, prodromica alla sottoscrizione del contratto d’opera e al suo accesso nel cantiere, quindi alla identificazione dei suoi obblighi, generali e puntuali.


La verifica di Idoneità Tecnico Professionale (acronimo ITP) e gli obblighi del lavoratore autonomo

  • La verifica ITP

Un lavoratore autonomo può appaltare i lavori di costruzione di una casa?

La definizione di ITP richiama di fatto il limite operativo del lavoratore autonomo, che committenti e imprese travalicano spesso negli affidamenti o nei subappalti.
Accertare l’ITP significa operare una indagine sul soggetto esecutore, evidentemente preventiva all’accordo contrattuale, sul:

possesso di capacità organizzative, nonché di disponibilità di forza lavoro, di macchine e di attrezzature in riferimento ai lavori da realizzare
definizione art. 89, c. 1, lett. l del T.U.

Caratteri costituenti nei fatti una barriera insormontabile per il lavoratore autonomo che intende appaltare opere per la cui esecuzione è necessario l’impegno convergente e contemporaneo di plurimi operatori, ed il supporto di apprestamenti non allestibili individualmente (ponteggi, ecc.).

Va detto poi che il T.U. non prevede espressamente la figura del lavoratore autonomo affidatario, in coerenza con i suoi caratteri e con le sue limitazioni; qualifica che, se riconosciuta, gli consentirebbe un ricorso sistematico al sub-appalto, con apertura di spazi di contrattazione smisurati nelle opere private.

Trattasi di spazi peraltro già appannaggio di imprese affidatarie non di rado prive di forza lavoro e di attrezzature, ma che dispongono, come prescritto dal comma 3-ter dell’art. 97 del T.U., del personale formato preposto al controllo delle misure di salute e sicurezza sui lavori affidati. Nel merito la questione non si può dire comunque definita: nulla esclude che un lavoratore autonomo possa disporre della formazione necessaria per esercitare le funzioni che il T.U. assegna solo (?) al datore di lavoro dell’impresa affidataria. Giusta sarebbe una riflessione sulla norma, ai fini di un convincente accertamento delle cause d’esclusione (o d’inclusione!).

La verifica ITP del lavoratore autonomo è pertanto minima, comprendente almeno:

- iscrizione alla CCIAA con oggetto sociale riferibile al tipo di affidamento;
- documenti di conformità di opere provvisionali, macchine, attrezzature con il T.U.;
- elenco dei d.p.i. in dotazione;
- U.R.C. in corso di validità;
- attestazioni di formazione e d’idoneità sanitaria, posti dal T.U. o da leggi speciali anche a carico dei lavoratori autonomi (es. attività in ambienti confinati, uso p.l.e.).

  • Obblighi del lavoratore autonomo

Nel disporre quanto a carico del lavoratore autonomo, si ritiene che la ratio normativa sia orientata al compendio tra l’autotutela e la partecipazione responsabile dello stesso al progetto complessivo della sicurezza dello specifico cantiere.

Tesi d’altro canto riferibile anche alla figura del semplice lavoratore, creditore ma anche debitore di tutela, richiamato ad adempimenti che lo pongono comunque nel cantiere, seppur sul piano generale, come soggetto attivo della sicurezza e della salute sua e dei compagni – rif. art. 20, comma 1 del T. U.: “ Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.“

Detto ciò, in merito all’analisi degli obblighi del lavoratore autonomo, giova ricordare che già l’art. 3 del T.U., al comma 11, dispone: “Nei confronti dei lavoratori autonomi di cui all’articolo 2222 del Codice civile si applicano le disposizioni di cui agli articoli 21 e 26.”, mentre per l’impresa familiare, al comma 12 dispone: Nei confronti dei componenti dell’impresa familiare di cui all’articolo 230-bis del Codice civile, dei coltivatori diretti del fondo, degli artigiani e dei piccoli commercianti e dei soci delle società semplici operanti nel settore agricolo, si applicano le disposizioni di cui all’articolo 21.”

Continuando la lettura del T.U. e in particolare del titolo IV, gli obblighi del lavoratore autonomo si presentano classificabili per semplicità in due macro direttrici:

1. una, di valore generale, negli artt. 21, 26, 94 e 100, c. 3, che prescrivono di:

  • utilizzare attrezzature di lavoro conformi al titolo III del T.U.
  • Munirsi di d.p.i. adeguati al tipo di lavoro affidato
  • Munirsi di tessera di riconoscimento corredata di fotografia e proprie generalità
  • Cooperare e coordinarsi con il datore di lavoro-committente, nei contratti da eseguire presso l’unità produttiva di quest’ultimo, circa l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi incidenti sull’attività lavorativa appaltata;
  • Informare il datore di lavoro-committente sulla natura della propria attività ai fini di eliminare i rischi dovuti alle interferenze con lavoratori di altre ditte coinvolti nell’esecuzione dell’opera o con i lavoratori del datore di lavoro - committente
  • Adeguarsi alle indicazioni fornite dal C.S.E.
  • Attuare quanto previsto nel PSC, per le disposizioni a lui pertinenti.

2. una, di natura meramente tecnica, esposta in articoli inseriti nel capo II del titolo IV del T.U., prescelti con logica sfuggente, atteso che nel capo diverse ed importanti sono le misure estendibili utilmente al lavoratore autonomo, anche nell’ottica della tutela collettiva degli addetti operanti contemporaneamente nel cantiere. Gli articoli in voce sono il 124, 138, comma 3 e 4, 152, comma 2, ove è prescritto di:

  • non costituire depositi sui ponti di servizio e sulle impalcature, eccetto quelli temporanei di materiali e attrezzature necessari ai lavori, i quali devono comunque consentire i movimenti e le manovre necessarie per l’andamento dei lavori;
  • effettuare le valutazioni necessarie affinché il peso dei materiali e delle persone che stazionano sui ponti sia sempre inferiore a quello consentito dalla resistenza strutturale del ponteggio;
  • non gettare dall’alto gli elementi del ponteggio;
  • non salire e scendere lungo i montanti del ponteggio;
  • non lavorare sui muri in demolizione di H > 2 ml.

Hanno collaborato:
Rag. Enrico Macor
Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro della provincia di Udine
Presidente della Commissione di Certificazione, Conciliazione e Arbitrato dei Consulenti del Lavoro della provincia di Udine

Dott.ssa Nadia Venchiarutti
Dottore Commercialista e Revisore legale
iscritta all’Albo dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Udine

Ing. Angela Martina
Presidente del Comitato Paritetico Territoriale per l’Edilizia della provincia di Udine,
Presidente della Cassa Edile di Udine

Ha contribuito ad animare il dibattito e fornito spunti di riflessione sul tema:
Dott. Dino Toscani
Coordinatore dei tecnici della prevenzione della A.S.U.I. UD
Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine