I primi anni della professione

31 dicembre 2019
I primi anni della professione

di Gianfranco Dri

E’ probabile che molti di noi, al termine della scuola media (per chi scrive terminata nel 1955) fossero presi dal dilemma sul proprio futuro. Decidere quali studi intraprendere congegnali alle proprie inclinazioni, di soddisfazione e di immediato inserimento nel mercato del lavoro, era una scelta sicuramente non facile, al tempo, poiché i sistemi informativi erano inesistenti, non come nella società attuale.

Nel mio caso grande importanza, ebbero le numerose chiacchierate avvenute con un mio cugino paterno, già titolare d‘impresa, rientrato dal Sud Africa dopo aver completato l’appalto per lavori eseguiti nello stabilimento della SNIA VISCOSA. Mi entusiasmò moltissimo con i suoi racconti: il paesaggio, le consuetudini di un’altra nazione, nonché la particolarità delle varie opere realizzate. Elementi che eliminarono perplessità e dubbi da indurmi ad intraprendere gli studi per divenire tecnico nell’edilizia. Il momento era propizio poiché l’edilizia era in grande espansione e trainante dell’economia nazionale. La seconda guerra mondiale, terminata da pochi anni, aveva lasciato dietro di sé una lunga serie di devastazioni. Distruzione di fabbricati abitativi, industrie, viabilità, viadotti, edifici storici non c’erano più o erano in cattive condizioni ed una molteplicità di altri manufatti realizzati dalle precedenti generazioni.

Mi iscrissi all’Istituto Tecnico per geometri A. Zanon, cinque anni di grandi i sacrifici ad iniziare dalla levata mattutina alle ore 5:30, preparazione, 4 km di bici, il treno con al ritorno lo stesso percorso e rientro alle ore 15:00. Sei giorni la settimana, con ogni tempo. Al termine di ciascun anno scolastico, iniziavo come apprendista nell’impresa del cugino e fu così per tutte le estati fino all’ottobre del 1960. E’ seguita l’iscrizione al Collegio di Udine a partire dal 25 gennaio 1961, professione che esercito, ininterrottamente, da allora.

A posteriori, ma specialmente con il vissuto, posso affermare che la scelta fatta in origine “al buio” mi ha dato molte soddisfazioni. Ho vissuto situazioni di estrema difficoltà e precarietà, dovute a problematiche imprevedibili, a scelte operative da assumere all’istante basate essenzialmente su ragionamenti e presupposti per i quali, solo a posteriori, potevo essere certo di aver praticato la giusta decisione.                                                  

Ogni cosa, nella vita di ciascuno, trae origine da un “quid” che lo porta a non dimenticare il proprio vissuto ma, analizzando lo stesso, cerca di comprendere come mai altri giovani non trovino più interesse ad intraprendere la mia, la nostra, professione che, per  chi scrive, è stata colma di soddisfazioni, apprendimenti e conoscenze delle più svariate.

Ai giovani dico e suggerisco di osare, di non aver timore e titubanza nel decidere di intraprendere questa nostra professione che, seppur in un mondo completamente diverso da quello che mi ha visto principiante, senza esagerare, ha sicuramente contribuito a progettare una grandissima parte dell’esistente costruito sull’intero territorio nazionale.

Per quanto riguarda il mio percorso professionale, a prescindere da quanto già pubblicato su Dimensione Geometra, posso affermare di aver avuto la possibilità di sviluppare tutto ciò che riguarda il settore dell’edilizia civile ed industriale, tradizionale e prefabbricata, senza  per questo escludere la molteplicità delle altre specifiche attività proprie della nostra categoria, come predisposizione di progetti e relativa direzione lavori, una tipologia infinita di edifici residenziali, (ville singole, case in linea, ristrutturazioni di fabbricati esistenti, edifici di svariati piani), edifici commerciali, capannoni, collaborazione su progetti e direzione lavori di lottizzazioni. Ricordo la prima esperienza di un PRPC per un’area di ben 30.000 mq,  a quota 1650 sulla conca del monte Bondone (TN), a partire dal rilievo plano-altimetrico, estate 1965, restituzione grafica e stesura del progetto. Ripresa dei lavori  nell’estate del 1966 ad iniziare dal tracciato della viabilità, movimenti di terra riporto-trincea sino a rendere percorribile la viabilità e pronta per le opere in sottosuolo; intervento poi mai completato per sopraggiunte difficoltà di vario tipo.

Al tempo l’abilitazione alla professione avveniva solamente con l’iscrizione al Collegio senza necessità di affrontare i due anni di praticantato come divenne obbligatorio con la legge 75 del 1985; E’ stata sicuramente dura, ma lentamente mi sono creato le conoscenze, l’esperienza, ho appreso normative, la capacità di redigere il progetto commissionato, le modalità di come compilare i computi estimativi, il dimensionamento strutturale ed ogni altra capacità che solo il tempo ti permette di acquisire e collaudare.                                                                                                   

L’esperienza da dipendente inizia a Lignano, gli ultimi giorni  di ottobre 1960, come  tecnico responsabile dei lavori già in corso e per quelli che dovevano avere inizio a breve ma inderogabilmente dovevano essere terminati e consegnati entro la fine di maggio e ciò, sebbene impegnativo, si rendeva possibile poiché, in quel periodo, la presenza dei sindacati era quasi inesistente e gli straordinari abbondanti. Tutte le gettate importanti avvenivano quasi sempre dopo il fine turno, utilizzando personale volenteroso e desideroso di incrementare le proprie entrate (alcuni getti terminavano verso le 23:00).

Le mie mansioni all’interno dell’impresa, riguardavano i vari cantiere a partire dal programma, l’esame condizioni degli appalti, la completa comprensione dei progetti, tutti i tracciamenti originari dell’edificio, degli interni, redazione dei particolari costruttivi da consegnare in cantiere, il controllo degli elementi strutturali dimensionali e delle armature metalliche, i dosaggi del cls prima dei getti, i tempi di disarmo, controllo avanzamento lavori, essere perfettamente in linea con il programma originario con opportuni aggiustamenti nel caso di accertato sfasamento adottando ogni-qualsiasi modalità operativa anche con variazione della tipologia di  materiali e/o anche con implementazione di  manodopera.

La collaborazione ebbe fine nell’estate del 1968 poiché gli incarichi professionali assunti non consentivano di continuare la doppia operatività senza creare problematiche all’impresa e tantomeno al sottoscritto.

Non ho difficoltà a riconoscere che l’esperienza maturata con l’impresa mi abbia consentito di appropriarmi di conoscenze impareggiabili come la gestione dell’intero corso produttivo. Ho appreso  la modalità reale di determinare il costo del cantiere, valutando le varie componenti a partire dal costo della manodopera, dei materiali impiegati nel cantiere, dei vari materiali di consumo, i trasporti interni con mezzi propri dell’impresa, il valore delle minuterie, quali tavolami, che non sempre erano completamente a perdere e da ultimo il valore del noleggio di tutte le attrezzature impiegate nel cantiere. L’impresa, aveva impostato un metodo “analitico” per la determinazione di questi costi del cantiere e nei  successivi 15 giorni alla chiusura del mese, l’impresa era nelle condizioni di avere un costo del cantiere in forma dettagliata.  Sono stato introdotto nel mondo della industrializzazione dell’edilizia meglio definita come “edilizia prefabbricata” in quanto l’impresa era considerata un precursore nel settore. Prefabbricazione  iniziata con la realizzazione di pannelli modulari di facciata in cls, rivestiti con tesserine di  mosaico o con superfice da poter essere dipinta. A seguire elementi per solai, aventi  profilo a “C” leggermente precompressi con la parte piana formante la base del pavimento posti accostati sulla parte inferiore e staccati superiormente; elementi poggianti su travi portanti, prefabbricate, costituite da solettina in cls con inserita l’intera armatura metallica; il tutto unito in opera con getto di calcestruzzo.

Colgo l’occasione per evidenziare alcune opere particolari che si sono dimostrate interessanti esperienze costruttive, in particolare: Ristorante Pizzeria al termine di V.le Italia dove, essendo il terreno argilloso, si resero necessarie fondazioni su pali infissi a grappoli e lavorazione eseguita solamente in presenza di bassa marea; Condominio Via Tolmezzo, con scantinato, le cui fondazioni erano a 3,00 mt sotto la quota del marciapiede ed a 2,00 mt sotto quota di falda, il tutto reso possibile con impianto Valtpoint.

Per  l’individuazione mi sono avvalso direttamente all’utilizzo a google, esattamente: